Rituale Kashmiro e Massaggio Tantrico
In Occidente siamo ormai abituati a sentire parlare spesso di “massaggio tantrico”, proprio per questo sento il bisogno di fare chiarezza.
Negli anni questa espressione ha creato molta confusione. È stata utilizzata in modi diversi, spesso impropri e ha finito per allontanarsi profondamente dal significato autentico del Tantra.
Per questo motivo Stefi ed io abbiamo scelto da tempo di togliere la parola Tantra dal nome del massaggio che pratichiamo.
Non perché il Tantra non sia importante. Anzi.
Lo abbiamo fatto proprio per rispetto del Tantra.
Abbiamo scelto di chiamarlo rituale Kashmiro perché sentivamo il bisogno di dare un nome più coerente ad una pratica corporea pura, sottile, profonda, che niente ha a che vedere con molti degli immaginari che oggi vengono associati al cosiddetto massaggio tantrico.
Perché il massaggio tantrico crea tanta confusione
Quando un termine viene utilizzato troppo ed a sproposito rischia di perdere il suo significato originario. Questo sta accadendo anche alla parola Tantra.
In Occidente il Tantra è stato spesso ridotto a qualcosa di legato esclusivamente alla sensualità, alla sessualità o alla ricerca di esperienze particolari. Ma questa visione è molto limitata, e soprattutto non rende giustizia alla profondità di una tradizione spirituale antica, complessa e ricchissima.
Il Tantra non è una tecnica da vendere. Non è una promessa. Non è un’esperienza da consumare. È una via. È uno sguardo sulla vita, sul corpo, sull’energia, sulla presenza.
Quando il termine “massaggio tantrico” viene utilizzato senza consapevolezza si crea un equivoco. Le persone possono arrivare con aspettative sbagliate, con immagini distorte, con idee che non appartengono al lavoro che portiamo.
E allora diventa necessario fermarsi, respirare e dire con semplicità: quello che facciamo noi non è questo.
Perché abbiamo scelto il termine Rituale Kashmiro
Ad un certo punto Stefi ed io abbiamo deciso di togliere la parola Tantra dal nostro massaggio e di chiamarlo Kashmiro.
È stata una scelta fatta con cura. Non per prendere distanza dal Tantra ma per proteggerne il senso. Per evitare che una parola di valore così profondo venisse confusa con qualcosa che non ci appartiene.
Il rituale Kashmiro, per come lo pratichiamo noi, è una pratica corporea di presenza. È un incontro profondo con il corpo, ma senza obiettivi da raggiungere, senza intenzioni nascoste, senza forzature.
Non è una tecnica che “fa qualcosa” alla persona. È piuttosto uno spazio in cui la persona può sentire, ricevere, lasciare andare, ascoltarsi, essere autentica.
Quando pratichiamo il rituale Kashmiro, sia singolarmente che in coppia, ciò che conta è la qualità della presenza. Le mani non cercano, non pretendono, non guidano verso un risultato predefinito. Le mani ascoltano e si muovono di conseguenza.
E quando questa purezza arriva, è meravigliosa.
Una pratica pura e senza intenti
Per me questo è il punto centrale: il massaggio che portiamo è puro e senza intenti.
Questa espressione per me significa molto. “Senza intenti” non vuol dire senza cura. Al contrario, vuol dire che non imponiamo alla persona una direzione. Non entriamo nel trattamento con l’idea di ottenere qualcosa, provocare qualcosa, spingere qualcosa.
Siamo presenti.
Accogliamo.
Ascoltiamo.
Nel rituale Kashmiro il corpo non viene interpretato come qualcosa da stimolare, correggere o condurre. Il corpo viene incontrato. E questo incontro richiede rispetto assoluto.
Credo che la purezza di una pratica si senta. Non ha bisogno di molte spiegazioni. Quando il trattamento è pulito, quando chi lo riceve percepisce che non c’è giudizio, non c’è aspettativa, non c’è invasione, allora il corpo può rilassarsi in modo diverso.
Può aprirsi alla fiducia.
Il corpo come luogo di presenza, non di fraintendimento
Viviamo in una cultura in cui il corpo è spesso caricato di giudizi, paure, desideri, proiezioni e aspettative. Il corpo viene osservato, valutato, confrontato, corretto. Raramente viene semplicemente accolto.
Il rituale Kashmiro, per come lo intendiamo noi, va nella direzione opposta.
Non si tratta di creare un’esperienza spettacolare. Non si tratta di inseguire una sensazione particolare. Si tratta di tornare al corpo come luogo di presenza.
Quando il corpo viene ascoltato senza essere giudicato, può raccontare molto. Può mostrare tensioni, resistenze, memorie, delicatezze. Ma può anche ritrovare spazio, silenzio e libertà.
Per questo è importante usare parole corrette. Le parole orientano le aspettative. E se una parola è diventata troppo carica di equivoci, può essere necessario cambiarla, o almeno spiegare bene cosa intendiamo.
Anche il termine Kashmiro può creare confusione?
Una coppia di amici ci ha detto che anche la parola Kashmiro, ormai, rischia di essere abusata e creare confusione. E posso capirlo.
Quando una pratica inizia a diffondersi, può accadere che anche il suo nome venga usato in modi diversi. Ma non possiamo continuare a cambiare nome ogni volta che qualcuno utilizza impropriamente una parola.
Ad un certo punto bisogna restare fedeli a ciò che si porta.
Per noi il punto non è difendere un’etichetta. Il punto è testimoniare una qualità. Possiamo chiamarlo Kashmiro, possiamo spiegarlo, possiamo raccontarlo, ma alla fine ciò che conta davvero è come viene praticato.
E noi sappiamo cosa portiamo.
Portiamo un massaggio fondato sulla presenza, sul rispetto, sull’ascolto, sulla fiducia. Una pratica in cui non c’è ambiguità, non c’è doppio fine, non c’è ricerca di qualcosa che non appartenga alla purezza del contatto.
Il rituale Kashmiro al Glamping BNatural
Per tutto il mese di agosto praticheremo il rituale Kashmiro anche al Glamping BNatural.
È un contesto che sentiamo molto affine a questo tipo di lavoro perché immerso in natura e legato a una visione del corpo più libera, più semplice, più essenziale.
Quando il corpo si trova in un ambiente naturale, lontano da molte sovrastrutture quotidiane, può essere più facile ascoltarsi. Il contatto con la natura aiuta a lasciare andare il controllo, ad alleggerire la mente, a ritrovare una relazione più autentica con sé stessi.
Il rituale Kashmiro, in questo contesto, può diventare un’esperienza ancora più profonda. Non perché debba accadere qualcosa di straordinario, ma perché a volte lo straordinario è proprio questo: sentirsi accolti senza dover dimostrare nulla.
Chi verrà al BNatural potrà ricevere il rituale Kashmiro sia come esperienza individuale sia come pratica in coppia. Sempre con la stessa cura. Sempre con lo stesso rispetto. Sempre senza intenti.
Viva il Tantra, viva il Kashmiro
Dire che il massaggio tantrico non esiste non significa negare il Tantra. Significa, al contrario, restituirgli dignità.
Il Tantra non può essere ridotto a una formula commerciale. Non può essere semplificato in un massaggio chiamato così solo per attirare attenzione. È qualcosa di molto più grande, più sottile, più profondo.
Per questo noi continuiamo a portare il rituale Kashmiro con amore, chiarezza e responsabilità.
Chi lo riceve deve sapere che entrerà in uno spazio sicuro, pulito, rispettoso. Uno spazio in cui il corpo non viene usato, ma ascoltato. Uno spazio in cui la presenza conta più di qualsiasi definizione.
Per tutto il mese di agosto saremo al Glamping BNatural e praticheremo anche questo massaggio, per chi sente il desiderio di avvicinarsi a una pratica corporea profonda, pura e libera da fraintendimenti.
Viva il Tantra.
Viva il Kashmiro.
Viva il corpo quando viene accolto con rispetto.
Viva il contatto quando è presenza, cura e verità.