Quando nutrire significa anche ungere, proteggere, sostenere
Nella mia pratica quotidiana, mi capita spesso di incontrare persone che hanno paura dei grassi. È una delle eredità di un certo tipo di alimentazione “light” occidentale che ci ha insegnato a vedere il grasso come qualcosa da evitare, da tagliare, da combattere.
Ma l’Ayurveda dice l’opposto.
Il grasso è nutrimento. È medicina. È sostegno.
Un pasto ayurvedico, per essere completo, deve contenere verdura, cereale, legume e un grasso. Tutti e quattro questi elementi lavorano insieme per nutrire il corpo, ma anche per digerire bene, assorbire i nutrienti, mantenere il sistema nervoso stabile.
Il ghee: oro liquido dell’Ayurveda
Il grasso più nobile secondo l’Ayurveda è senza dubbio il ghee, il burro chiarificato.
Lo uso spesso nei trattamenti interni, nelle preparazioni per la purificazione, e lo consiglio anche a tavola: non appesantisce, non fa male, anzi, aiuta la digestione e lubrifica i tessuti.
Fare il ghee è quasi un piccolo rituale: cuocere lentamente, osservare le impurità che affiorano, filtrare, lasciar raffreddare.
È un modo per trasformare qualcosa di comune in un alimento sacro.
L’alternativa italiana: il nostro olio EVO
Ma se non vi sentite pronti a usare il ghee, o se semplicemente non fa parte della vostra cultura alimentare, non preoccupatevi.
Viviamo in Italia, la patria dell’olio extravergine di oliva. Abbiamo a disposizione uno dei grassi migliori al mondo, e spesso lo diamo per scontato.
Quello che mi sento di dire, con forza, è: non risparmiamo sull’olio.
Lo dico con tutto il cuore.
Spesso si spende per tante cose inutili, ma si lesina su ciò che ci entra nel corpo ogni giorno. È un paradosso.
L’olio EVO è un grasso vivo, nobile, curativo. Ricco di antiossidanti, amico del cuore, profondo alleato per la nostra pelle e il nostro intestino.
Ma deve essere di qualità.
Meglio poco, ma buono. Meglio imparare a non sprecarlo, ma a onorarlo. Anche l’olio per cucinare merita rispetto.
Nutrire vuol dire anche ungere
In Ayurveda si dice che la secchezza è una delle principali cause di squilibrio, soprattutto quando Vata è in eccesso.
E il grasso, proprio come l’olio in un ingranaggio, protegge, ammorbidisce, tiene insieme.
Anche il celebre testo antico riferimento di tutta la medicina ayurvedica Charaka Samhita, ci dice che come gli ingranaggi del carro hanno bisogno di essere lubrificati, anche le nostre giunture devono essere adeguatamente oliate.
È importante abbandonare l’idea che i grassi siano il nemico.
Ovviamente vanno scelti con intelligenza, ma privarsene completamente significa lasciare il corpo “scoperto”, vulnerabile, fragile.
Il grasso buono nutre la mente, lubrifica i canali, protegge i nervi, sostiene il sistema immunitario.
E fa parte di un’idea più ampia di benessere: quella in cui nutrirsi non è solo assumere calorie, ma è un atto d’amore.
Mangiare bene è un atto sacro
Quando mi chiedono qual è il primo passo per prendersi cura di sé secondo l’Ayurveda, la mia risposta è spesso questa: inizia dal piatto.
Mangia meno, ma mangia meglio.
Scegli cibo sattvico, puro, vero, vivo, preparato con calma, servito con gratitudine.
E tra questi, non dimenticare i grassi buoni.
Sono parte integrante del tuo equilibrio, e meritano il posto che gli spetta: al centro del tuo nutrimento.
Se vuoi scoprire come adattare l’alimentazione ayurvedica alla tua costituzione o alla stagione, scrivimi: sarò felice di accompagnarti in questo percorso.