La digestione secondo i tre dosha

Ascoltare il fuoco dentro di noi

di Alberto Orlandi – Operatore ayurvedico

In Ayurveda, la digestione è tutto.
Non solo ciò che mangiamo, ma come lo digeriamo determina la nostra salute, la nostra energia, persino il nostro stato mentale.

Ogni volta che qualcosa entra in contatto con noi — che sia un cibo, un’emozione o un’esperienza — il nostro sistema digestivo si mette in moto.
E se questo processo funziona in modo armonico, ci sentiamo leggeri, lucidi, presenti.
Ma se si blocca, se rallenta o si infiamma, iniziano gli squilibri.

Al centro di tutto, c’è Agni, il fuoco digestivo: la fiamma che trasforma, assimila e purifica.
E la qualità di questo fuoco cambia a seconda del nostro dosha predominante.

Vata: il fuoco che va e viene

Il dosha Vata è dominato da aria e spazio. È movimento, cambiamento, leggerezza.
E così anche la sua digestione: irregolare, altalenante, a volte veloce, a volte quasi ferma.

Chi ha una predominanza Vata conosce bene quella sensazione di gonfiore, di digestione che “non parte”, o di stomaco che si chiude quando arriva lo stress.
È come se il fuoco interno si accendesse a tratti, e si spegnesse appena arriva una folata di vento.

Per riequilibrare Vata serve calore e regolarità.
Mangiare a orari fissi, scegliere cibi caldi e oleosi, prendersi il tempo per sedersi e respirare prima di ogni pasto.
Vata ha bisogno di sentirsi radicato, anche a tavola.

Pitta: il fuoco che brucia troppo

Il dosha Pitta è fatto di fuoco e acqua.
Il suo Agni è forte, preciso, potente — a volte fin troppo.
Chi ha molto Pitta digerisce in fretta, ha spesso fame e tende a irritarsi se salta i pasti.
Ma quando il fuoco diventa eccessivo, brucia anche ciò che non deve, portando acidità, infiammazione, irritabilità.

Pitta deve imparare a raffreddare e moderare.
Mangiare lentamente, evitare cibi piccanti, acidi o troppo salati, lasciare spazio tra un pasto e l’altro.
E ricordare che anche le emozioni vanno digerite: la rabbia trattenuta, lo stress, l’ambizione costante sono tossine sottili quanto un cibo indigesto.

Il segreto per Pitta è equilibrare il fuoco senza spegnerlo.

Kapha: il fuoco che brucia piano

Kapha è dominato da terra e acqua. È stabile, paziente, costante.
Ma la sua digestione riflette la stessa lentezza.
Il suo Agni è più debole, più pigro: tende a rallentare, a far sentire pesantezza, sonnolenza dopo i pasti, o a far accumulare muco e tossine (ama).

Per sostenere Kapha serve movimento, leggerezza e varietà.
Meglio pasti leggeri, speziati, caldi, ed evitare di mangiare per abitudine o per compensazione emotiva.
Una passeggiata dopo pranzo, un po’ di stimolo in più — fisico e mentale — riaccendono la fiamma.

Quando Kapha si alleggerisce, torna anche la voglia di vivere.

Non solo ciò che mangiamo, ma ciò che assimiliamo

Spesso mi capita di ricordare alle persone che la digestione non riguarda solo il cibo.
Ogni pensiero, ogni emozione, ogni esperienza… tutto ciò che viviamo va “digerito”.

Se qualcosa resta fermo dentro, si trasforma in tossina, proprio come un pasto non assimilato.
Ecco perché l’Ayurveda non parla solo di dieta, ma di digestione interiore.
Mangiare con consapevolezza, respirare tra un boccone e l’altro, ringraziare per ciò che abbiamo nel piatto: sono tutti piccoli gesti che cambiano la qualità del fuoco dentro di noi.

Il mio invito

Ogni volta che ti siedi a mangiare, prova a chiederti: come sta il mio fuoco oggi?
Hai bisogno di calore o di freschezza? Di movimento o di calma?
L’ascolto quotidiano è la base dell’equilibrio.

Quando impariamo a sentire il nostro corpo, ogni pasto diventa una forma di cura.
E il fuoco che ci abita torna ad essere un alleato, non un nemico.

Se vuoi scoprire come riequilibrare la tua digestione in base al tuo dosha, scrivimi: possiamo costruire insieme un percorso personalizzato.

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